Vi sono tre piante che caratterizzano più di altre l’areale mediterraneo: la vite, il leccio e l’ulivo e tutt’e tre crescono in zone a clima temperato caratterizzate da inverni miti. La vite, in verità, si è molto ben adattata anche in climi rigidi, mentre le altre due specie, forse più delicate, forse meno adattabili, non hanno goduto della stessa possibilità. Parrà quindi molto strano trovare dei lecci a Osoppo, una trentina di chilometri a nord di Udine, ben al di fuori di quello che abitualmente è considerato un “ambiente mediterraneo”. Eppure quei lecci che troviamo sul Colle di Osoppo non sono l’unica testimonianza di mediterraneità del Friuli: nella stessa Osoppo ma anche poco più a sud, a Buttrio e Cividale del Friuli o a est, a Nimis, non è infrequente imbattersi in oliveti coltivati, testimonianza di una produzione di olio d’oliva, altra caratteristica del mondo mediterraneo, non legata al semplice consumo familiare.
In Friuli Venezia Giulia si dice olio extravergine d’oliva e subito si pensa al Carso, al golfo di Trieste. Eppure anche là, sulle colline a ridosso di Udine cominciano a farsi strada alcuni piccoli produttori di qualità. Oddio, i numeri non sono sicuramente quelli delle grandi estensioni delle regioni centrali e meridionali d’Italia ma, se la qualità non si misura a quintali d’olio bensì in base al risultato ottenuto, con un occhio o forse anche tutt’e due alla integrità e salvaguardia del territorio, ecco: gli oli di queste zone che ho potuto assaggiare recentemente, nulla hanno da invidiare ad altri e ben più famosi prodotti “mediterranei”.
Cinque oli rappresentativi di tre delle quattro province della regione. Uno di questi può fregiarsi della dop Tergeste, che caratterizza la produzione di alcuni comuni della provincia di Trieste e impone l’uso per almeno il 20% della cultivar bianchera, specie locale diffusa anche in tutta l’Istria. Tutti, dop o meno, sono caratterizzati, pur in un’annata non felice come il 2010 per la produzione di olio d’oliva, da un buon risultato qualitativo.
Olio extravergine di oliva - Castelvecchio - Sagrado (Gorizia)
Profumi delicati di frutto e ortaggi freschi, con vaghi ricordi di nocciola. Bocca inizialmente dolce con amaro e piccante sullo sfondo. Finale di oliva e mandorla mature. L’olio che, forse, più ha scontato l’annata infelice e la raccolta in parte tardiva.
Un faccino :-)
Olio extravergine d’oliva - Fior Rosso - San Dorligo della Valle (Trieste)
Grande pulizia al naso con sentori di ebra fresca, foglia di pomodoro, mela verde. In bocca gioca fra dolcezza e amarezza con prevalenza di quest’ultima, mentre la piccantezza rimane sullo sfondo. Finale gradevole e pulito con richiami alla noce.
Un faccino, quasi due :-)
Olio extravergine di oliva - Venturini Remo - Osoppo (Udine)
Olio fruttato medio con sentori di cardo, foglia di pomodoro e vaghi accenni di mandorla verde. In bocca equilibrio fra dolcezza, amarezza e piccantezza, con leggera prevalenza di quest’ultima. Nel finale bel ritorno della mandorla verde con finale pulito.
Un faccino :-)
Olio extravergine d’oliva - Petrossi - Nimis (Udine)
Due giovani ragazzi per un buon olio ma che, soprattutto, fanno ben sperare per il futuro dell’olivicultura in Friuli. La bianchera è evidente ma rimane quasi inespressa causa la giovinezza delle piante. Un olio equilibrato, con piacevoli sentori di cardo, foglia d’oliva. Finale molto gradevole e lungo.
Un faccino, quasi due :-)
Tergeste dop Lenardon - Lenardon - Muggia (Trieste)
Naso fruttato intenso (la bianchera in purezza è evidente) con ricordi di forglia di pomodoro e mela. Entrata potente con una bella amarezza che subito si fa notare e con la piccantezza che emerge graduale ma decisa. Note di carciofo, foglia di pomodoro per un finale di noce e nocciola straordinario. Un grande olio con un retrogusto che lo fa ricordare anche a distanza di molto tempo.
Due faccini, quasi tre :-) :-)
Quando si parla della responsabilità sociale d'impresa - ci hanno scritto dei volumi e organizzati convegni su convegni - s'intende che un'attività imprenditoriale ha sempre e comunque un impatto diffuso sul territorio, sulla gente che ci vive e su una pluralità di soggetti che in inglese si chiamano stakeholder, ossia "portatori d'interesse": dipendenti, clienti, fornitori, istituzioni pubbliche, comunità locali. Mi viene in mente questo pensando a certi frantoi oleari delle mie terre, che supportano la passione di centinaia di piccoli e talvolta piccolissimi olivicoltori, gente che magari ha dieci, venti ulivi, mantenuti con passione tramandata in famiglia, oppure semplicemente piantati in giardino a scopo ornamentale, ma comunque produttivi. Ebbene, questi frantoi "di periferia" hanno una funzione sociale diffusa: permettono alla tradizione olivicola di sopravvivere e in una certa misura facilitano indirettamente la conservazione di quel che resta del paesaggio agrario. Uno di questi frantoi è quello che i Bonamini hanno ad Illasi, nell'est veronese: indubbiamente punto nodale della marginale ma interessante olivicoltura della vallata e delle valli confinanti.
I Bonamini - non ho dubbio al riguardo, ché ne conosco la produzione ormai da un decennio - lavorano bene. Per sé e per gli altri. E fanno, a loro marchio, un pregevole extravergine nella dop del Veneto, sottozona della Valpolicella.
Ha, quest'olio valpolicellese (della Valpolicella "allargata" se parlassimo di vino) una limpida e brillante colorazione gialla.
Propone all’olfatto piacevoli, freschi sentori agrumati di limone (è il tratto distintivo delle olive della varietà locale del grignano) uniti a memorie floreali ed a tracce erbacee.
La freschezza vegetale è ancora meglio espressa al palato, dove le note erbacee si fondono con accenni di basilico e ancora di foglia di limone in un mix di bella eleganza. La pasta, sottile, è innervata da una piccantezza ben modulata. Lungo il finale sui toni della frutta secca.
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)
Non chiedetemi nulla sulla produttrice: non ho la minima idea di chi sia Lucia Repele, e anche il suo sito internet è pressoché muto, e dice solo che l'aziendina è a Nogarole Vicentino e che ha il tal telefono e talaltro indirizzo e che "“La Bellezza salverà il Mondo” (Dostoevskij).
Detto questo, specifico che ne parlo perché ho tastato l'olio che fa, ed è extravergine da ulivi gestiti secondo i canoni dell'agricoltura biologica. Ed è un buon olio.
Di colore ha una brillante tonalità gialla che sfuma delicatamente nel verde.
All’olfatto emergono freschi, nitidi sentori di erbe di prato appena sfalciate e di oliva a prima maturazione.
Altrettanto pulite e piacevoli sono le memorie di cardo e di rucola che emergono immediatamente al palato, innervando con la loro presenza amara, unita ad una piccantezza ben calibrata, una pasta di impianto delicato, ma anche di personalità molto ben delineata.
Buon olio, ripeto, ma non è una sorpresa, trattandosi di un olio vicentino. E qui me le vedo le facce stupite: sissignori, in provincia di Vicenza d'extravergine ne fanno poco, ma spesse volte è d'eccellente qualità.
Intanto, questo per me è da due lieti faccini :-) :-)
Angelo Peretti
Quando penso a un contadino d'oggi, dalle mie parti - e intendo sul mio lago di Garda - penso all'Antonio Leali, da Monteacuto, frazioncina di quattro case nel comune di Puegnano, sulla costa bresciana (opposta alla mia, veronese) del "benacense laco", come scrivevano una volta. L'Antonio è un omone grande e grosso che ha due mani così, che quando ti stringe la tua, di mano, temi che te la frantumi, ed è uomo che ha passione per la sua terra, per le vigne e per gli ulivi.
Adesso mi pare che abbia finalmente fatto la cantina nuova, o che la stia costruendo (è un po' che non passo a trovarlo), ma fino a poco fa il vino lo faceva - e forse ancora seguita a farlo lì - in una cantinetta ricavata nel garage sotto casa, stipata di vasche che non ho mai capito come facesse a passarci in mezzo, a mo' di contorsionista.
Fa del buon rosso, di potenza, che imbottiglia col marchio Monteacuto, e con lo stesso brand fa anche un Chiaretto che è spesso tra i migliori della zona e dell'olio che ha sempre della personalità.
Quest'anno m'è piaciuto il suo monocultivar di casaliva, la varietà classica del Garda.
Vestito d'una delicata livrea verde brillante, l'olio dell'Antonio porge all'olfatto un piacevole quadro vegetale, impostato su memorie di oliva fresca, di erba di prato e di essenze officinali, pur su toni lievissimi. Al palato la freschezza vegetale si conferma, come pure trova riscontro la leggerezza d'assieme. La conduzione, essenzialmente dolce, com'è tradizione, poggia su un lievissimo substrato amaro. Sottiilissima la stimolazione piccante, sui toni del pepe.
Un olio delicato, in linea con un'annata difficile, ma che qui è stata comunque ben gestita.
Due lieti faccini :-) :-)
Angelo Peretti
Se non siete mai stati dalle parti del laghetto di Santa Massenza, fateci un pensierino, quando siete in Trentino e magari avete in mente di stare un po' a Riva del Garda e dintorni, sul ben più ampio, mediterraneo Benaco: è a un tiro di schioppo.
Dirò che quello di Santa Massenza (è nella foto) è un laghetto piccino picciò vicino a un paesino piccino picciò, che farà si e no centocinquanta abitanti e aggiungerò che c'è una centrale idroelettrica (l'hanno costruita dopo la guerra) e intorno ci sono le vigne di nosiola per farci il Vino Santo, delizioso, e le grappe poi dalle vinacce, e ci sono anche gli olivi per farci olio. Sissignori, olio extravergine d'oliva, il più a nord d'Italia presumo, e ne son quasi certo.
C'è anche, a Santa Massenza - sulla via per Vezzano, capoluogo del comune -, la distilleria di Giovanni Poli, dove si fa grappa e vino e olio, e sono tutt'e tre ottime ragioni per farci una salto, a casa Poli.
Ora, sono qui a parlare dell'olio. Olio trentino di latitudine alta, appunto.
Il colore è tenute. Un pastello. Giallo leggero che sfuma nel verdino. E la delicatezza è poi quella che si ritrova nell'olio. Ché al naso c'è leggerezza nel fruttato d'oliva e di mandorla. Eppoi la levità d’assieme prosegue anche al palato, dove peraltro la pasta trova perfettissimo sostegno in una piacevolissima, ben modulata e persistente, ancorché tenue, piccantezza, che offre slancio ad una pacata presenza erbacea, prima del finale modulato sul tono della nocciola fresca.
Per chi ama gli extravergini dall'anima soft.
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)
Angelo Peretti
Per chi bazzica gli ambienti della moda, quello di Anna Peggion è un nome noto. Per gli altri dirò che è una delle più celebri talent scout di modelle che abbiamo in Italia. E dico anche che è originaria di Asolo e che vicino alla Rocca ha ristrutturato un cascinale settecentesco e ne ha tirato fuori una dimora di charme e che, come tradizione asolana vuole, nella tenuta ci sono degli olivi. Ovvio che su quegli olivi dovevesse prima o poi metterci su l'occhio Emanuele Botter, che assieme col fratello Ezio gestisce quel luogo del gusto che è il Caffè Centrale nella piazzetta di Asolo (lo si vede nella foto). E il perché ci ha messo su l'occhio è presto detto: perché I Due Fratelli Botter (questo il marchio di fabbrica) hanno cominciato ormai da un po' d'anni a produrre olio, per rilanciare e valorizzare la storia olivicola del luogo, e dei due fratelli, quello che ha la passione oliandola è Emanuele.
La faccenda funziona grosso modo così: Emanuele ha organizzato una specie di "cooperativa" (la metto fra virgolette, perché non mi pare lo sia sotto il profilo burocratico) fra appassionati del paese, e questi si prendono cura dei giardini con olivi della varie ville asolane e poi raccolgono le olive e ne fanno extravergine. Siccome i vari appezzamenti di terra da quelle parti li chiamano "rive", gli oli migliori prodotto con le olive di una singola "riva" vengono imbottigliati ed etichettati come si trattasse di veri e propri cru, come nel vino. Ora, quest'anno I Due Fratelli Botter sono usciti con un nuovo cru, che si chiama, appunto, Cru di San Martino Riva di Anna Peggion, e qui il cerchio si chiude rispetto all'incipit.
Detto questo, penso sia bene aggiungere una spiegazione anche sul perché io parli di quest'olio, e la risposta è semplice: perché è davvero un bell'olio, probabilmente uno dei migliori dell'ultima annata in terra veneta.
Ha un colore gialloverde brillante, chiaro e cristallino. Eppoi profumi intensi di oliva verde, di alloro, di rosmarino, di erbe di prato. E in bocca è ancora la freschissima espressività vegetale a colpire, con immediatezza. L’ingresso, molto bello, è amaro, su toni di cardo e carciofo, per volgere poi gradualmente verso la dolcezza della frutta secca, transitando attraverso una persistente presenza erbacea. La piccantezza vivace ravviva una pasta di impianto leggero, ma elegante. Buono.
Tre lieti faccini :-) :-) :-)
Angelo Peretti
Maria Grazia Barone è uno dei componenti dell'ottimo staff di degustatori d'olio che gravita attorno all'Aipol di Brescia. Ho avuto modo di tastare oli alcune volte con lei. E non fa mai mancare, nelle pause degli assaggi, quache accenno alla sua grande passione per la musica. E produce anche olio lei stessa, solo che gli olivi sono tanto più a sud della terra bresciana. La sua azienda agricola si chiama Arcaverde ed è sulle colline di Cerchiara di Calabria, affacciate verso il mare Jonio, dentro al parco nazionale del Pollino. E l'olio è biologico in toto, nel senso che non solo l'uliveto è condotto secondo i canoni dell'agricoltura bio (unica concimazione è il sovescio di favino), ma anche il frantoio è sottoposto al disciplinare.
Detto questo, ecco che ho potuto assaggiare il suo monocultivar della spezzanese, oliva rara, e come dice Maria Grazia nel sito aziendale (la foto è presa da lì, e mostra la maestosità degli antichi ceppi), è tra le varietà che "non vengono ormai più impiantate in quanto l'attività vivaistica locale ha privilegiato fino ad oggi varietà provenienti da altre regioni e poche varietà locali a duplice attitudine sulle quali si indirizzavano i finanziamenti regionali".
L'olio, ora.
Giallo brillante nella colorazione, propone al naso un fruttato abbastanza maturo d'oliva, accompagnato da accattivanti memorie di mandorla.
Al palato la conduzione si presenta tendenzialmente dolce, ancorché la dolcezza poggi soldamente su un piacevolissimo substrato amaricante, che molto ricorda - di nuovo - la mandorla e, appena appena, ed a tratti, persino il cardo. La pasta ha impianto di buona struttura ed una lieve, ma ben definita e ben calibrata stimolazione piccante conferisce freschezza. Ma è soprattutto la presenza elegante, ampia ed assai persistente della frutta secca a convincere.
Due lieti faccini :-) :-)
Angelo Peretti
Quella di Brisighella è dop olearia ravennate e forlivese, con l'areale di produzione che comprende le terre dei comuni di Brisighella - appunto - e poi Faenza, Riolo Terme, Casola Valsenio, Modigliana. Ed è l'oliva nostrana di Brisighella che, da disciplinare, fa e ha da fare la parte del leone nella produzione, ché la si deve utilizzare almeno al novanta per cento. Ed è pure, questa nostrana, oliva davvero interessante, capace di dare extravergini di eleganza notevole su questo tratto d'Appennino romagnolo.
Solo che raramente mi capita - purtroppo - di tastarne, d'oli di Brisighella, ché mica son prodotti in quantità così alta, e dunque li si trova soprattutto in loco.
Me n'ha offerto opportunità l'invio d'una bottiglietta del Brisighella dop della cooperativa Agrintesa, colosso dell'ortofrutta. E l'ho trovato piacevole, quest'olio.
Colorato d'una brillante, limpida tonalità gialla che sfuma nel verdino, si presenta immediatamente all'olfatto con un avvolgente, rinfrescante bouquet di fiori primaverili e di erbe di prato. E ci si accompagna un che di nocciola o di mandorla, entrambe appena raccolte, ancora verdi. E una vena sottile sottile d'officinale e quasi di resinoso. Bei profumi.
In bocca è subito mix di dolce e d'amaro, ed è una sensazione, questa, che mi piace trovare in un olio. Ed è un continuo altalenarsi fra l'amaro che cerca di prender sopravvento - a tratti con ricordi di cardo perfino - e il dolce, soprattutto della frutta secca, che rintuzza l'attacco della vena amaricante.
Contrasta anche l'impronta della pasta, da un lato tendenzialmente morbidina e burrosetta, e dall'altro addirittura invece - positivamente - lievemente astringente. Tra il maturo e l'acerbo.
Due lieti faccini :-) :-)
Angelo Peretti
So che fa olio. Ma chi sia Valerio Giacomini, perché faccia extravergine, quale storia abbia, se possieda tradizione ovvero se sia neofita, non ve lo so dire. So solo che è a Bogliaco, capitale velica della sponda bresciana del lago di Garda (ed è - questa - frazione di Gargnano). E so - per averlo provato - che ha fatto un bell'extravergine di sola varietà casaliva, l'oliva regina del benacense laco.
Di colore verde brillante di buona intensità, brillante, offre all'olfatto note abbastanza marcate di erbe di campo, eppoi tracce di pepe, di rafano e di broccolo, di rucola.
In bocca ha personalità piuttosto spiccata fin dal primo impatto. La piccantezza è vivace, netta, senza mediazione, pepatissima. Una bella freschezza erbacea dà slancio ad una pasta di non grandissimo impianto, ma di notevole carattere. La piccantezza prosegue a lungo, a tratti quasi buciante. Il finale è pressoché tannico. Ha ricordi di menta e di eucalipto. Emerge nel finale la frutta secca.
Magari gioca sulla potenza più che sull'eleganza, ma ha un carattere molto vivace.
Due lieti faccini :-) :-)
Angelo Peretti
Credo di non offendere nessuno se dico che Scanzorosciate, provincia di Bergamo, non è certamente uno dei paesi olivicoli più noti d'Italia o quanto meno di Lombardia. Non è notissimo - me lo perdonino i produttori del posto - neppure il Moscato che fan da quelle parti - quello di Scanzo -, figurasi l'extravergine.
Eppure l'olio che mi son trovato a tastare è d'una microazienda oliandola appunto di Scanzorosciate: si chiama Il Castelletto. Gli ulivi son su due ettari. Altri quattr'ettari all'incirca di terra - l'ho letto su internet - sono dedicati alla vigna, e ci si fa, appunto, il Moscato di Scanzo.
Qui mi occupo dell'extravergine, e vedo che è certificato sotto la dop dei Laghi Lombardi, sottozona del Sebino (leggasi lago d'Iseo, Lombardia).
L'hanno intitolato, l'olio, al re Alarico: storia medievale, per chi vuol approfondire.
Orbene, il 2009 ha colore giallo lievissimamente sfumato nel verde.
Eppoi naso da mandorla dolce, oliva matura, un po' di vaniglia perfino, pomodoro maturo.
La bocca è come te l'aspetti: tendenzialmente dolce, ancorché sul fondo ci sia un piacevole substrato lievemente amaro. Un che di carciofo, accennato.
Stupisce la piccantezza un po' ruvida, che comunque dà slancio a una pasta di delicata impronta.
Emerge il pepe. E il finale è poi ancora dolce, sui toni della nocciola e del mix di frutta secca. Ed è livemente astringente.
Due lieti faccini :-) :-)
Angelo Peretti
Accidenti, ma che succede sul Garda Trentino? Delle due l'una: o si son trasferiti tutti armi e bagagli a latitudini più basse - molto più basse - oppure han preso una passionaccia per l'olio di qualutà che ha davvero (credetemi) pochi eguali in Italia. Già, perché in questo lembo di terra benacense - quella che vien detta La Bùsa, La Buca - dove impera la casaliva, oliva gardesana, stan tirando fuori degli extravergini sempre più eleganti, sempre più ricchi di personalità, sempre più fascinosi. E siamo a nord, terribilmente a nord per l'ulivo. E di olio se ne fa una goccia.
Ora, che il rinascimento oleario tridentino avesse come capiscuola dei piccoli produttori che - costi quel che costi, e costa molto - s'eran messi d'impegno a tirar fuori oli d'eccellenza in quantità poco più che amatoriali - e comunque reperibili sul mercato, si badi - ci stava ed era anche abbastanza logico, ma che addirittura l'Agraria rivana, realtà consortile da decine e decine e decine di soci micro-olivivoltori, abbandonasse gli standar stra-tradizionali dell'olio dolce e leggerino per passare a fare un extravergine di grande carattere, be', è evidenza che accolgo con gioia.
Nuovissimo anche nel packaging, davvero moderno ed elegante in quanto a etichettatura, il dop dell'Agraria ha un bel colore verde smeraldo tenue, brillantissimo. Al naso, erbe di campo, tarassaco, carciofo, fruttato di oliva verde. In bocca la pasta è d'impianto sì leggero, ma ha gran carattere, tant'è che da subito s'avvale di una bella spinta piccante, che rafforza e amplifica la sensazione amara di cardo, rucola, tarassaco.
Notevole la lunghezza, impressionanti la spinta piccante e la vena amara.
Una sorpresa, un cambio di rotta.
Quasi incredibile, considerate oltretutto le evidenti complessità di coordinamento dei tanti e tanti piccolissimi soci.
Tre lieti faccini :-) :-) :-)
Angelo Peretti
Non chiedetemi cosa sia nel dettaglio: per me è un olivo e so - ritengo di sapere - che è un clone della varietà frantoio ottenuto dal professor Fontanazza. In codice si chiama Fs17, che sembra la sigla di un treno. E se i treni andassero davvero - mi si consenta il gioco di parole - questa varietà d'ulivo si potrebbe dire che va come un treno. Introdotta da pochi olivicoltori sulla sponda bresciana del lago di Garda, sta offrendo oli di grande fascino.
Questo qui che ho avuto da poco il piacere di tastare è prodotto a Puegnago, in Valtènesi, e lo fa l'azienda agricola La Meridiana, di Fulvio Leali.
Ebbene, è un gran bell'olio, già dal colore, che è d'un verde prato brillante. Si obietterà: il colore non è così fondamentale per valutare un olio. Vero, verissimo. Però quand'è bello è una gioia degli occhi, e allora perché non scriverlo?
Eppoi ha un bel naso: erbe di prato, rucola, carciofo, mandorla verde, oliva appena appena ad inaviatura. Una bellezza davvero.
La bocca è decisamente fresca, vegetale. Ancora erbe pratensi, mandorla, e ancora nocciola e sempre oliva fresca.
La conduzione è essenzialmente dolce, ma è anche innervata da una freschezza vegetale di tutto rispetto.
La piccantezza è contenuta, ma piacevolmente rinfrescante, e in sintonia con un olio che gioca più sull'eleganza che sulla potenza.
A me piace, e il finale livemente astringente aiuta l'uscita, graduale e lenta, della frutta secca, nocciola in primis. E ancora nel finale diventa dolciccimo senza essere stucchevole.
Tre lieti faccini :-) :-) :-)
Angelo Peretti
Un olio in una cantina sociale? E perché no? La cantina sociale in questione è quella della Valpantena, poco sopra Verona. Che ha per direttore una persona che stimo: Luca Degani.
Se non sbaglio, fu sei anni fa che la cantina si comprò il confinante Oleificio delle Colline Veronesi. Sta di fatto che s'è ristrutturato il frantoio (tra l'altro, all'ingresso c'è il punto vendita aziendale, dove si trovano anche i vini), si sono comprati nuovi macchinari e s'è messa in moto la produzione dell'olio, mettendolo sul mercato - com'è nello stile di questa realtà cooperativa veronese - con un rapporto qualità-prezzo davvero interessante. E interessante, sia chiaro, è anche l'olio, mica il prezzo.
Della validità della proposta olearia è prova provata il Veneto Valpolicella dop dell'ultima annata.
Ha colore giallo molto leggero con lievissime sfumature verdine.
Naso floreale, ed ha un buon fruttato di oliva fresca. Tracce erbacee. Nocciola appena raccolta, ancora verde.
In bocca parte lievemente amaro, sui toni delle erbe di prato e della mandorla. La pasta è di buona densità. Una leggera piccantezza la ravviva. Finisce su una piacevolissima presenza di mix di frutta secca con noce e nocciola.
Semplice, ma pulitissimo e ben modulato. Abbinabilissimo in tavola a una marea di piatti.
Due lieti faccini :-) :-)
Angelo Peretti
Se prendete la funivia che da Malcesine porta sul monte Baldo, vedrete, man mano che salite, una grande distesa d'olivi. Vecchi, vecchissimi a volte. S'inerpicano su per il fianco della montagna, fin dove il bosco (o il bullo) non prende il sopravvento. Olivi quasi tutti di casaliva, la varietà che si coltiva da queste parti, alto lago di Garda. Olivi che coltivarli è difficile e raccogliere di più.
A Malcesine gran parte degli olivicoltori - quasi tutti part time, gente che ha il bar o l'albergo o che fa l'artigiano - è socio del Consorzio, che ha la sede nella frazione di Navene e il frantoio al Campo. Il Consorzio ha sempre fatto buon olio, ma negli ultimi anni i passi in avanti sono stati notevolissimi, e adesso mi spingo a parlare non di buono, ma di ottimo per l'extravergine a marchio dop del 2009. Gran bell'olio.
Ha un colore verde chiaro brillante, con vene pastellate, fascinoso.
All’olfatto propone un freschissimo fruttato di oliva, intriso di memorie erbacee.
In bocca da subito si avverte un indovinato mix di dolce e di amaro, con le sensazioni vegetali che si distendono con eleganza. Gradualmente la conduzione vira con crescente intensità verso l’amaro del cardo e del carciofo, sospinti da una lieve e ben modulata piccantezza. Il lunghissimo finale mette assieme il pomodoro maturo e la frutta secca, con la noce e la nocciola in rilievo e una tannicità ben modulata.
Notevole.
Tre lieti faccini :-) :-) :-)
Angelo Peretti
Valentino Lonardi fa vino sulle colline di Bardolino (l'azienda va sotto il nome di Costadoro), e ci fa pure olio, e lo fa buono ogni anno. Una sicurezza. M'è capitato spesso, anzi, di dire che il suo è un extravergine per molti versi esemplare ed esemplificativo delle prerogative olearie della riva veneta del lago di Garda.
Anche con la raccolta del 2009 il suo extravergine non si smentisce.
Al naso le classiche sensazioni di oliva verde, di erbe di prato, di mandorla, di mela croccante: la casaliva, varietà principe della riviera, s'avverte eccome.
Quando passi all'assaggio al palato, t'avvedi c'è come la ricerca d'un equilibrio fra tradizione e modernità, con la prima che quest'anno mi pare prenda un po' di vantaggio. Da una parte, infatti, c'è la classica conduzione dolce, che poggia peraltro su un piacevole fondo mandorlato. E la piccantezza è appena accennata. Ma dall'altra, ecco che torna a presentarsi la personalità vegetale, erbacea, seppir con sostanziale delicatezza, eppure non cedevole. In un piacevole mix.
Il finale è tipicamente improntato sui ricordi di frutta secca, con la nocciola che si fa largo. E la persistenza è apprezzabile.
Due lieti faccini :-) :-)
Angelo Peretti
Ancorché io abbia casa in zona d'ulivi, a nord, regione del Garda, il primo extravergine che ho avuto modo di tastare della nuova annata è siciliano: un monocultivar di nocellara, varietà per la quale nutro passione. Me n'hanno inviato un campioncino: l'etichetta è quella dell'Angelicum dell'Antico Frantoio Vallone di Alcamo, in provincia di Trapani.
Nel bicchiere, ha livrea gialloverde brillante. Ma non limpida, ché è non filtrato, e non so se quand'andrà in bottiglia in via definitiva sarà invece (come credo) filtrato.
Ha spiccatissimi profumi vegetali, freschi. In primis, nette sensazioni d'erba di prato appena tagliata. Eppoi anche l'erbe di campo in primavera, quand'avverti assieme il verde e il fiore. E note abbastanza evidenti di carciofo crudo, anche, e un che di mandorla verde. E un fruttato ben presente.
In bocca torna l'impronta vegetale, ancorché meno complessa e possente che all'olfatto, ed è soprattutto comunque ancora l'erba di prato a farsi avanti, per poi virare dapprima verso la nocciola eppoi, curiosamente, verso il pomodoro maturo. Il finale, di considerevole lunghezza, ancorché d'impronta parecchio delicata, rammenta, assieme, la frutta secca e il ravanello e ancora il pomodoro, in continua alternanza.
La conduzione è essenzialmente improntata alla dolcezza d'assieme, eppure sul fondo compaia, soprattutto sul finale, un lieve tono d'amaro ammandorlato.
Due faccini :-) :-)
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