Visualizzazione post con etichetta VINI - CHAMPAGNE. Mostra tutti i post
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Angelo Peretti
La bottiglia che ho tastato (bevuto) era degorgiata il 15 gennaio del 2010, e dunque il vino l'ho avuto nel bicchiere ben lontano dalla sboccatura. Informazione importante per coloro che credono che l'indicazione della data di sboccatura sia fondamentale per un vino con le bolle.
Detto ciò come premessa, dico anche che 'sto Champagne l'ho trovato davvero una bell'interpretazione del pinot con le bollicine. Frutto maturo, nocciola tostata, croissant alla pesca, resina di pino. E poi bocca cremosa, densa, succosa di fruttino, agrumata perfino (e per di più, c'è un che di scorza d'arancia candita, stile panettone di Natale di quelli artigianali, burrosi). E c'è la crema inglese e qualche accenno d'erbe officinali.
Vino complesso e insieme bevibile.
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)

Mario Plazio
Sono numerose le cuvée di Jacques Beaufort, questo produttore di Ambonnay. Questo ’90 proviene in particolare dai vigneti di Polisy.
È una bella sorpresa, a distanza di 20 anni mantiene una freschezza e una purezza che molti champagne più celebrati nemmeno si sognano.
I vini di questa maison sono piuttosto rustici, nel senso migliore e “contadino” del termine. Questa bottiglia è invece di una finezza che non mi aspettavo.
Al naso dominano gli agrumi (un bellissimo mandarino), mentre al palato si stagliano aromi di frutta secca e candita, spezie e cedro. La spuma è finissima, impalpabile. A colpire è però la grande spontaneità dell’insieme.
Una eccellente bottiglia, finita come da copione troppo presto.
Tre faccini :-) :-) :-)

Mario Plazio
Bella scoperta questa cuvée dal piccolo prezzo (credo costi intorno ai 15 euro in cantina), ma di grandissima soddisfazione.
Se amate gli Champagne minerali, diritti, gessosi e salati, questa etichetta non deve sfuggirvi. Un vino perfetto, senza fronzoli, grande da aperitivo e da pesce crudo.
Credo sia un 100% chardonnay proveniente da Mesnil-sur-Oger, e quindi vanta un pedigree di assoluto prestigio.
Un altro piccolo produttore di sicuro interesse. Spero di poter assaggiare presto il resto della sua produzione.
Due faccini e mezzo :-) :-)

Mauro Pasquali
Ci vuole grande mestiere per saper gestire quel vitigno scontroso e difficile qual è il pinot nero. Se poi si tratta del pinot noir di Ambonnay occorre anche grande carattere e personalità, tutto quello che non manca a Marie-Noelle Ledru, vigneron capace di produrre grandi Champagne nel solco di una tradizione famigliare vecchia di sei generazioni.
I suoi Champagne sono di grande spessore e struttura, ma mai monotoni, sempre in evoluzione. Li assaggi e credi di aver colto tutto di loro. Li riassaggi dopo qualche mese (o anno) e li scopri ancora in evoluzione là dove ti parevano aver raggiunto la stabilità e la tranquillità.
Marie-Noelle fa prodotti non semplici e che, forse, non tutti apprezzano, proprio per la loro grande personalità.
Il Grand Cru Extra Brut è, di fatto, un dosage zéro dove la grande personalità del pinot noir di Ambonnay esce prepotente, nervoso e dalle mille sfaccettature.
Croissant, erbe aromatiche, piccoli frutti rossi in primi ribes nero, un che di citrino per un naso estremamente complesso.
In bocca la grandissima acidità fa da cornice ad una grande eleganza. Lunghissimo, con un piacevole retrogusto di nocciole e balsamico.
Tre beati faccini :-) :-) :-)

Mario Plazio
Una maison che non conoscevo con sede a Mareuil, nei pressi di Epernay.
Questa cuvée è ottenuta da una maggioranza di chardonnay con un 40% di pinot meunier e pinot nero.
È un tipico Champagne da aperitivo dotato di una bollicina molto fine. Lo definirei piuttosto rustico, non so se a causa della provenienza da millesimi magri e di risicata maturità, o per scelta stilistica. Fatto sta che è segnato da un'acidità fin troppo pronunciata (e se lo dico io che adoro l’alta acidità dei vini…) che, associata ad una materia non delle più solari, rende l’insieme comunque non di facilissima decifrazione.
Al palato ha delle buone doti, il finale è sapido e non manca di un accenno di complessità speziata che sfuma nella frutta secca e negli agrumi.
Potrebbe anche necessitare di un ulteriore affinamento in cantina per smussare la grande verticalità.
Un faccino e mezzo :-)

Angelo Peretti
Avviso ai naviganti: trattasi - questa - di indicazione champagnista esclusivamente indirizzata a chi è alla ricerca di bolle che non ammettono smancerie o mediazioni. Niente roba da aperitivo leggero, dunque. Niente sdolcinature, neppure.
Pienotto, denso di frutto, croissant all'albicocca, spezia, fiori secchi, ma soprattutto salatissimo.
Ecco: la sensazione che ti propone questo Champagne è proprio quella dal sale. E ti fa salivare a lungo.
Eppi c'è il corpo, che è - dicevo - pieno, quasi grasso.
La bollicina è calibratissima, e ingentilisce la struttura.
Insomma: bolla comunque da piatti anche impegnativi, ché è capace d'adattarsi con nonchalance alla tavola. Vorrei averlo provato in un test magari impegnativo: per esempio su qualche bel salume cotto in pignatta (cotechino, salama da sugo et similia). Se vi capitasse...
Fatto per l'ottanta per cento col pinot noir (il resto è chardonnay) e non dosato: roba da gente che ama lo Champagne di carattere.
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)

Angelo Peretti
Tutto chardonnay per questo cru champagnista prodotto, a quel che ho capito, in poche, pochissime bottiglie. E ancora se ho afferrato giustamente, potrebb'essere un millesimato, ché si fa con l'uve di una sola vendemmia, ma non il produttore non lo scrive in etichetta per suo vezzo. Sia come sia, quest'è una bolla che bevi con piacere, con quella sua cremosità che dir carezzevole non è esagerato.
Ho avuto occasione di berne un paio di bicchieri al Giardino delle Esperidi, il ristorantino di Bardolino che ha in Susy Tezzon un'appassionata ricercatrice di bolle franciose di quelle che lasciano il segno.
Al naso e in bocca è un tripudio di frutto giallo stramaturo, di mandorla, di zafferano, di crosta di panettone, di fruttino di sottobosco, di muschio perfino.
E c'è sale, tanto, che ti fa salivare e t'invita a metterci assieme un buon piatto. E c'è, dicevo, una cremosità che avvimce, con una bolla che non aggredisce proprio per nulla ed anzi accarezza.
Peccato sia pressoché introvabile.
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)

Angelo Peretti
In fatto di bolle, siete gente da chardonnay o da pinot (nero, meunier)? Se state col primo dei due schieramenti, questo qui è uno Champagne che penso proprio potrebbe piacervi: il Grand Cru Blanc de Blancs millesimato 2003 della maison Corbon.
Altra domanda: se amate il Blanc de Blancs, preferite la maturità del frutto - magari accentuata dalla vena boisé - o ne cercate una tendenza più spigolosa? Anche in questo caso, se state dalla prima parte, questa è etichetta che fa per voi. Con quell'albicocca - maturissima e in confettura -, quella burrosità, quella nocciola che certo vi daranno soddisfazione.
Lo Champagne in questione m'è stato inviato direttamente dalla casa, e ringrazio. E l'ho provato - bevuto - volentieri.
Mi si dice che la proprietà è di 6 ettari. Ad Avize, Grand Cru caratterizzato da terreni in prevalenza gessosi, "che conferiscono corpo e pienezza allo chardonnay". Ed è questa la linea stilistica del vino: corpo e pienezza, appunto, con l'aggiunta di perlage minuto e cremoso, assolutamente, indelebilmente, perfettamente champagnista.
Dicono, alla maison, che il loro obiettivo è la "ricerca di una più spiccata matericità dello champagne". Be', direi che ci siamo, ed è matericità di lunga persistenza al palato.
Ergo: qui ci ritrovate tutti i requisiti per chi predilige, appunto, lo chardonnay: il vitigno ovviamente, in una zona assolutamente vocata, eppi il frutto e una sostanza setosa e perfino un'annata anch'essa sostanziosa (col suo calore: ricordate vero?).
Oh, aggiungo che se avete in mente di fare un giro nella zona durante le vacanze, una sosta in azienda potrebbe essere interessante, perché - l'ho letto nella documentazione che mi hanno inviato - Agnès Corbon e suo padre Claude hanno allestito tre diversi workshop per gli appassionati delle bollicine franzose. Il primo si chiama "une journée en Champagne" e si propone di far conoscere di tutto e di più in fatto d'elaborazione dello Champagne e di degustazione. Altro stage è quello su "Champagne e cibo". Terza proposta: "L’aoc Champagne et bien plus encore: Champagnes et arômes", dedicato alla fisiologia del gusto. Ovviamente il tutto con visita alla cantina e assaggi. Non male: occorrerebbe che anche in Italia ci fosse simile attenzione alla didattica del vino e a quello che - un po' pomposamente - si vuol chiamare enoturismo.
Ah, dimenticavo i faccini: due, piuttosto lieti :-) :-)

Angelo Peretti
C'è chi li preferisce freschi, chi invece li ama di più se sono stati a riposare un po' in cantina. Parlo degli Champagne. Ecco, io sono in genere un seguace della prima linea di pensiero: normalmente, li preferisco non troppo lontani dalla sboccatura. Questione di gusti personali.
Ma come ogni regola, anche questa ha l'eccezione. E una delle eccezioni m'è capitato di viverla qualche sera fa. Sceso in cantina a cercare una bottiglia per cena, ho trovato una boccia di Champagne della maison Bonnaire che avevo lasciato lì almeno un annetto fa. Che fare? Ovvio: si apre. E, accidenti, ho trovato un gran bel vino.
Ora mi trovo a doverlo descrivere, questo vino. E la prima cosa che mi viene in mente è che questo Champagne Blanc de Blancs mi ricordava terribilmente - come dire - uno Champagne Blanc de Blancs. Il che, lo ammetto, può sembrare qualunquista, ma indica invece una totale, assoluta corrispondenza all'imprinting di una precisa tipologia.
Insomma: perfetto già all'olfatto con quella crosta di pane, quella frutta secca, quella brioche all'albicocca, quella pasta frolla burrosa appena sfornata. E la bocca in corrispondenza. E una cremosità avvolgente.
Ora, sì, capisco: più che a una recensione, quel che ho scritto somiglia a una pagina di diario. Be', che c'è di male?
Tre lieti faccini :-) :-) :-)

Angelo Peretti
Squadra che vince, non si cambia, si diceva nel fùbal di una volta, quello che si giocava per passione, mica il football odierno dei multimilionari in braghette corte supersponsorizzati. Oppure si sanciva che chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quello che lascia, ma non quello che trova. E insomma avete capito il senso.
Ora, gli è che da qualche anno a questa parte, in fatto di bolle fraciose provo e riprovo, e trovo anche grandi bottiglie, ma alla fine ritorno sempre "a casa" e mi stappo volentieri uno Champagne che trovo piacevolissimo, costantemente ben fatto, e per di più ad un prezzo accettabilissimo: il Brut Réserve di Michel Furdyna.
Essendo però Furdyna uscito con una serie d'altre bottiglie, ho voluto provare. Ed anche se con qualche scetticismo, ho preso il suo nuovo chardonnay, La Desirée. Scetticismo dovuto al fatto che di solito preferisco le bolle che vengono dall'uve nere, e infatti la Réserve è pinot noir.
Dico ora che questa Desirée è una bella sorpresa. Per chi ami i blanc che sanno d'agrumi. E infatti è questa la sensazione dominante: l'agrumato. Che rende freschissima la beva.
C'è poi un che di mandorla tostata, un accenno di brioche all'albicocca. Ma giusto un accenno. Domina l'agrume, l'arancia rossa, il mandarino, il kumquat.
C'è anche bella salinità. Va giù che è un piacere.
Viene intorno ai 24 euro on line, confermando il grande rapporto qualità-prezzo dei vini di questa maison.
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)

Angelo Peretti
Non credo che rosé sia la parola giusta. Certo, è giusta sotto il profilo regolamentare. Ma questo è un rosso con le bollicine. Se proprio volete, cerasuolo. Ma ci vuole un bello sforzo d'autopersuasione per farlo rientrare negli schemi mentali dell'ortodossia rosatista. Ti spiazza.
Del resto, in etichetta parla chiaro: dice che è un rosé de saignée. Che viene insomma direttamente dal pinot nero macerato, da cui vien fatto salasso. Viene da vino rosso, insomma. Ed ha le bolle, appunto.
Non è facilissimo trovarne di Champagne ottenuti con il salasso del pinot nero. Certamente perché la produzione è piuttosto piccola. Ed anche perché sono vini che si potrebbero definire estremi. Roba che o la va o la scappa. Senza mediazioni. Ma quando trovate uno Champagne ottenuto con questo metodo, cercate di non farvelo scappare. Soprattutto se siete, insieme, amanti appunto dello Champagne e del pinot noir.
Del colore ho detto.
Naso e bocca sono in sintonia: il classico, tipico, intrigante fruttino del miglior pinot nero. Con una bella vena minerale sul fondo.
Insomma: un vero e proprio pinot nero con le bollicine, non solamente uno Champagne da uve di pinot nero.
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)

Angelo Peretti
Il venditore, on line, dice che "lo Champagne di M. Milher Brut ci ha conquistato per la sua semplicità e il suo incomparabile rapporto qualità-prezzo". Il cliente, che sarei io, concorda.
Ho comprato la bottiglia su Vinatis, mio abituale piazza virtuale d'acquisto on line. Prezzo: 15,70 euro, in offerta, anche a singola bottiglia. Incredibile, per uno Champagne: non ci compri granché, a quel prezzo, in enoteca.
Il rapporto qualità-prezzo c'è tutto, dunque: il sito dice il vero.
Dice la verità anche per la semplicità: vero, verissimo, è uno Champagne semplice, da beva disimpegnata, ma è ben fatto, e vale l'acquisto.
Sa soprattutto di mela, croccante, e un po' d'albicocca e appena appena di croissant.
La bolla non è cremosissima, ma è ben calibrata.
Un buon vino da aperitivo, ma anche da cucina estiva di non particolare impegno.
Me lo sono goduto con del pane caldo e qualche fetta di mortadella al pistacchio.
Un lieto faccino :-)

Angelo Peretti
Quando si parla di Champagne, occorre tener conto che ci sono le scuole di pensiero e che, a parte il solito dualismo fra chi ama una prevalenza di chardonnay e chi vorrebbe solo pinot (personalmente, tendo a propendere per la seconda opzione, anche se non mi piace assolutizzare), ci si divide, nel mondo degli appassionati, fra che beve i vini dosati e chi invece adora il dosaggio zero. Intendo, Champagne che al momento della ritappatura abbiano avuto aggiunte di zucchero, oppure che siano nature (e anche qui per parte mia propendo per la second'ipotesi, anche se certamente si ha a che fare con vini meno piacioni, più spigolosi, ma pure più personali).
Ora, questo Brut Zéro della maison Varnier-Fanniere l'ho avvicinato proprio perché ho letto che "non contiene nemmeno un grammo di zucchero", e n'ero dunque incuriosito. E adesso che l'ho tastato credo proprio che me ne comprerò qualche bottiglia: è davvero un gran bel bere.
Succosissimo di fruttino quasi asprigno e di agrumi (l'arancia, il mandarino, anche un che di pompelmo), ha slancio, vitalità, carattere. E una beva salina e invitante. E una vena acidula quasi irriverente. E in ogni caso lo riconosci Champagne fin nell'intimo più profondo.
La bollicina è sottilissima, persistente, insistente.
Ma le belle notizie non finiscono mica qui. C'è anche la faccenda del prezzo. Sappiate che cercandolo on line potrete acquistarlo a 29 euro, e per una bolla del genere è un prezzo che induce all'acquisto immediato.
Tre lieti faccini :-) :-) :-)

Angelo Peretti
Qualche tempo fa ho scritto dello Champagne del tipo tradition di Delavenne, dal gran bel rapporto qualità-prezzo. Eccomi ora ad aver tastato il millesimo 2002. Fatto con uve dei vigneti di Bouzy e di Cramant. Chardonnay, soprattutto (all'ottanta per cento), e un po' di di pinot noir, ma d'unica raccolta.
Il colore è paglierino, la bolla finissima.
Il naso, classicissimo, con la crosta di pane, il lievito, il croissant all'albicocca, un che di boisée.
Al palato, lo chardonnay lo indovini subito per quella mielosità del vino, che è tipica. E il pinot noir conferisce invece struttura e personalità. E un che di fruttino rosso di bosco.
Aggiungo che ci si ritrova la nocciola. E c'è, sottesa, anche una piacevole vena agrumata.
Leggo sul sito internet dell'azienda che lo consigliano come aperitivo o come accompagnamento per il foie gras, l'aragosta o i gamberoni: se solo potessi averne a portata di mano, verificherei immediatamente, e credo peraltro possano avere ragione.
Se si considera che lo si può comprare on line, qui in Italia, intorno ai 28 euro, è proprio un bel bere.
Due lieti faccini :-) :-)

Angelo Peretti
Oh, l'ineffabile bellezza del pinot noir. Ecco, chi ama il pinot nero con le bollicine, si segni questa bottiglia: se ne innamorerà, ci scommetto. O almeno, io me ne sono innamorato di questo Champagne di Vouette et Sorbée.
Sta scritto in etichetta: saignée. Che sta per salasso. Significa che si vinifica in rosso, normalmente, e poi di vino se ne toglie una parte, la si salassa dalla massa. I rosé si sanno o così, o con la vinificazione in rosa (con parziale contatto fra mosto e bucce) delle uve a bacca nera.
Questo è un salasso da uve di pinot nero, provenienti da campi condotti secondo il metodo biodinamico.
Il vino è d'un rosato carico, cerasuolo. Brillantissimo. Cristallino.
Al naso che sia pinot nero non ne hai il minimo dubbio: fragolina di bosco, fragola matura. E un che di speziato. Elegantissimo e avvincente. Giusto perché vedi la spuma nel bicchiere e le bolle che salgono come microscopiche perle, sennò diresti che quest'è proprio un rosso borgognone.
In bocca trovi conferma dell'indole del pinot nero. E la fragola sembra quasi quella delle gelatine di frutta. Ed è vino avvolgente. E c'è cremposità. Eppure anche bella struttura, e personalità in rilievo, e persistenza di tutto rispetto. E quel fruttino che si distende: che piacevolezza.
Un amore. Un po' costosetto: 46 euro più iva se l'acquistate on line.
Tre lieti faccini :-) :-) :-)

Angelo Peretti
Non sono un fan scatenato dello Champagne in versione rosa. Preferisco la tradizionale interpretazione in bianco, soprattutto se viene da uve nere, dal pinot. Però ogni tanto mi faccio tentare da qualche bottiglia rosatista. E così è accaduto per questo Champagne Rosé etichettato da Sélèque.
Leggo sul sito della maison che il vino nasce da un assemblaggio di un novanta per cento di chardonnay con un po' di pinot noir vinificato in rosso. E che un dieci per cento d'entrambi i vini destinati alla cuvée s'affina in botte di rovere "pour apporter rondeur et vinosité".
Ordunque, di vinosità in effetti ce n'è, e di rotondità anche. E c'è pure un bel fruttino: direi ribes, soprattutto, e un che di fragolina di bosco, vagamente acidula.
Ma soprattutto ad avermi favorevolmente colpito è stata la cremosità. Velluto, ecco, è proprio di velluto 'sto Champagne rosato. Carezzevole.
Si beve che è un piacere, ed accompagna l'aperitivo, l'antipasto, lo spuntino, ma anche la chiacchiera disimpegnata. Da ricordare per l'estate che verrà.
Due lieti faccini :-) :-)

Angelo Peretti
Sessanta pinot nero, quaranta chardonnay, è lo Champagne base, se non sbaglio, fra quelli targati Delavenne. Ed è comunque un bel bere, piacevolissimo. Da aperitivo, certo, ma anche da mettere in tavola: se la cava egregiamente.
Classicissimo, direi, con quelle sue sensazioni di crosta di pane appena sfornato, di nocciola, di fruttino di bosco.
In bocca è fatto di crema. Velluto. E ci trovi la crostata all'albicocca, e ancora la nocciola. Ed ha una bella persistenza.
On line lo si acquista intorno ai 23 euro.
Due lieti faccini :-) :-)

Angelo Peretti
L'ho acquistato, il 2004 della Deutz, quand'ho visto che la Guida Hachette 2010 l'ha premiato col suo coup de coeur. E siccome è una guida di quelle che mi piacciono parecchio - e che seguo - non mi son fatto sfuggire l'occasione. E son contento di averne seguito il consiglio.
"Un Champagne digne de son nom", lo definiscono sul sito internet trasalpino sul quale ho fatto l'acquisto, e concordo in pieno. Ecco, è proprio così, champagnista in toto, ché quand'appena l'hai nel bicchiere e l'annusi, subito dici: "Champagne". Classicissimo. E molto buono.
Fatto per il 60% col pinot noir, per il 30 chardonnay e per il resto pinot meunier, ha colore giallo paglierino e bolla finissima e continua.
I profumi ricordano - tipicamente - la crosta di pane, la nocciola, e poi il fiore essiccato, la torta di mele, la brioche.
In bocca ha polpa e crema assieme: affascinante. E frutto giallo, albicocca. E croissant, e noce e nocciola e mandorla un po' tostata. E morbidezza intrigante.
Si beve e si ribeve con piacere.
On line lo trovate sui 47 euro.
Tre lieti faccini :-) :-) :-)

Angelo Peretti
Dicono: "Ma lo Champagne è caro". Dico: "Ma siete proprio così sicuri?" Sì, vero, in Italia costa caro, ché i distributori prima e gli enotecari poi (e i ristoratori per giunta) ci fanno sopra spesse volte ricarichi notevolissimi. Ma mica bisogna per forza comprarselo qui lo Champagne, e neanche occorre forzatamente prender la macchina e farsi chilometri e chilometri. Basta qualche clic su internet.
Su internet ci ho comprato questo Brut Reserve di Thierry Massin, due stelle (su tre di massima valutazione) da parte della guida Hachette 2010.
Pagato 21,50 euro, che non è cifra da capogiro. E il vino se li merita, quei soldini.
Fatta con vini dei millesimi del 2004 e del 2006, soprattutto pinot noir - è all'85% - e poi chardonnay, questa cuvée si fa bere con piacere.
Magari, ecco, a voler fare i pignoli, il naso non l'ho trovato subito pulitissimo, ma è stata questione di pochi minuti, e s'è aperto alla grande. Ed ecco dunque uscir fuori fiori bianchi e note sottili di brioche all'albicocca.
In bocca s'è presentato cremoso, un po' morbido, ma piacevolmente salato anche. E anche vene floreali e fruttino di bosco. E, sotto, memorie di nocciola.
Bella bottiglia da aperitivo.
Due lieti faccini :-) :-)

Angelo Peretti
Oh, se mi riprometto d'essergli fedele a questo Fidèle, bolla champagnista! Fatta tutt'e solo col pinot nero coltivato in biodinamica, m'ha accompagnato un pranzo nella casina delle fate della Susy & Co. al Giardino delle Esperidi di Bardolino.
V'è mai capitato d'avere a colazione, la mattina, del buon pane appena sfornato, caldo, e del burro di malga, e della marmellata d'albicocche fatt'in casa? Ecco, se avete fatto quest'esperienza, sappiate che tuffando il naso in quest'Extra Brut Fidèle rinnoverete quella sensazione. Ché è proprio memoria di pane e burro e albicocca a cucchiaiata dal vaso a farvisi capolino.
Eppoi all'olfatto ancora cachi (e salsa di cachi) e pere antiche di quelle che si facevano maturare nei pagliai e nespole di bosco.
In bocca è vino pieno e polposo e denso e compatto e vigoroso. Monolitico, lo definirei. Eppure anche gentile nel porgere una bolla cremosa. Ed è salatissimo.
Ha lunghezza da fare invidia. E sul fondo arancia e mandarino, succosi e interminabili.
L'ho pescato anche su internet, ordinabile on line a una quarantina d'euro a bottiglia.
Tre lieti faccini :-) :-) :-)

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