Vero Vini è l'azienda che Angela Galia conduce a Paceco, nel Trapanese. Tempo fa ne no scritto parlando del suo Marsala, che m'era piaciuto. Avevo invece un certo timore ad affrontare questo rosso siciliano, un Nero d'Avola igt del 2008. Perché - chi mi segue lo sa - faccio un po' fatica a legare coi rossi strutturati, e qui mi trovavo a che fare con una bottiglia dal vetro pesante e dal colore impenetrabile e con un etichetta che, a mo' di warning, diceva che c'erano dentro 14 gradi di alcol, e son mica pochi, eppoi c'era perfino quel nome, Niuru, che significa "nero", se il mio scarso siculo d'impronta soprattutto camilleriana non mi induce in errore. Insomma, un sacco d'indizi che mi mettevano poca voglia.
Dunque, dopo averla messa sulla credenza e tenuta lì per un paio di settimane, mi sono deciso a stapparla. E ho cominciato a ricredermi già da subito dai miei pre-giudizi (col trattino: giudizi aprioristici), vedendo il vino nel bicchiere. Ché mica era scurissimo come me l'aspettavo, ma anzi d'un rubino-violaceo brillante, perfino cristallino.
Eppoi il profumo. Sì, la prugna, certo. E anche direi un po' l'amarena. Ma soprattutto un che di spezia, avvolgente. In bocca tornano frutto e spezia - ma che spezia è? non l'ho individuata, accidenti! - eppoi ci sono il tabacco, dolcissimo, da pipa e una florealità che non t'aspetti da un rosso. Il tannino non è ancora del tutto domo, e dunque penso che un altro po' di vetro gli farebbe bene. Ma non avverti bruciore alcolico.
Buon bicchiere.
Due lieti faccini :-) :-)
Angelo Peretti
Si chiama Oru ri Vigna. L'oro della vigna, credo. Un Marsala. Marsala Superiore, per l'esattezza. Azienda: Vero Vini, trapanese. Titolare: Angela Galia. Realtà nata solo da una manciata d'anni, nel 2005 (non so se qualche guida la citi: Gambero ed Ais no, le altre non ho guardato).
Ne avevo provato il Rosolio, il liquore di rose, seducente, ancorché forse un po' dolcino. Avevo messo da parte il Marsala, appunto. Ora l'ho stappato. E dico che è prodotto di notevole piacevolezza.
Non sono così esperto dei vini di Marsala per poter entrare nel merito del dibattito che s'è scatenato di recente fra la critica enologica in tema di tipicità. Mi limito a quel che ho trovato sul sito aziendale e nel mio bicchiere.
Sul sito apprendo che le uve son quelle classiche, ossia grillo, catarretto e inzolia, raccolte ad ottobre da vigne coltivate ad alberello.
Nel bicchiere il vino l'ho visto ambrato, certo, ma cristallino, lieve, con qualche riflesso d'oro antico.
All'olfatto è inconfondibilmente orientato a toni decisi d'uva appassita in primis, e poi di fico caramellato e, appena un po', di liquirizia e carruba, un che di caffè in polvere.
In bocca c'è continuità. Ma soprattutto un velluto fascinoso e una dolcezza ben calibrata, che mai prende il sopravvento.
Piacevole, ripeto. A fine pasto. O a notte, in una sera d'estate, per coccolarsi un po'.
Due lieti faccini :-) :-)
Angelo Peretti
Devo ad Alma Torretta, collega siciliana, la conoscenza di questo bel bianco dell'Etna, targato Valcerasa, dall'azienda agricola della famiglia Bonaccorsi. Figlio di vigne di solo carricante, coltivate ad alberello intorno agli 850 metri d'altitudine, sul versante orientale del vulcano. Là dove la temperatura ha sbalzi notevoli di temperatura fra il giorno e la notte.
All'olfatto dichiara senz'indugi l'origine vulcanica, con quelle vene di pietra focaia che si ritrova. Eppoi le nuance agrumate, la levità delle memorie di frutto tropicale, i fiori bianchi, e in aggiunta certi sentori erbacei.
In bocca eccolo presentarsi con una freschezza e una mineralità di tutto rispetto. Ed a tratti è quasi salato. C'è buona polpa. Ed ha un finale asciutto, quasi tannico, di quelli che mi piacciono. E nonostante abbia già qualche bel tempo d'affinamento (è un 2006), è bianco giovanissimo, probabilmente destinato a dar bella soddisfazione ancora per un certo numero d'anni.
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)
Angelo Peretti
Ecco, chi ama i vini bianchi di carattere non può non conoscere il Pietramarina di Benanti. Bianco siciliano, di vulcano, dell'Etna. Longevo.
Viene da vigne più che ottantenni di solo carricante, in parte franco di piede, coltivate ad alberello sul versante est del vulcano, a 950 metri d'altitudine, in contrada Caselle, comune di Milo, la sola area dove l'Etna Bianco può dirsi, in etichetta, Superiore. Ci son 9mila ceppi per ettaro, rese sui 70 quintali.
Di solito è bianco che si concede con lentezza: ci vogliono anni di bottiglia prima che il frutto e il minerale s'amalgamino e reciprocamente s'aiutino a farsi avanti. E l'esperienza l'ho fatta su più annate: lo provi appena uscito di cantina ed è chiuso ed ostico, ma se lo lasci - lo dimentichi - qualche anno, eccolo esplodere in polpa e potenza e personalità.
Ora, ecco che mi son ritrovato ad aver nel bicchiere l'annata appena uscita, il 2006, e mi son trovato gli equilibri sovvertiti, le certezze discusse. Ché quest'è gran vino già da adesso ch'è ancora giovinetto, da subito stappabile e bevibile, e chissà dunque cosa ne uscirà col passare degli anni. Elegante, minerale, fruttato, nervoso, tannico, iodato, lunghissimo. Un fuoriclasse.
Tre lieti faccini :-) :-) :-)
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