Angelo Peretti
Ho messo un po' a posto la mia cantina. E per l'ennesima volta ho spostato quelle che chiamo le bottiglie inutili. In genere dei rossi igt. Veneti, veronesi. Quasi sempre figli dell'appassimento di uve di cabernet (o certe volte anche di merlot) e di corvina. Amaroneggianti.
Vini usciti nell'ultima manciata d'anni, dal 2000 in poi. Spesse volte sfornati da marchi importanti.
Bottiglie tecnicamente perfettine, cicciute e polposette nel frutto, vanigliate quel tanto, alcoliche, tanniche. Fatte per quel che s'è spesso sentito definire il mercato internazionale, che poi uno non sa neppure cos'è.
Son le bottiglie inutili, che probabilmente non stapperò mai, troppo grosse e grasse per metterle sulla tavola d'ognidì, troppo impersonali per darti delle emozioni.
Fanno comunque esperienza, a me piace aprirle agli ospiti che sanno tutto di tutto, loro sono contenti ed io non sono costretto a spostare le bottiglie
Certo: sono vini per gente che pensa di saper tutto.