Mauro Pasquali
Una caratteristica contraddistingue il mondo del vino in generale: si tratta del prodotto alimentare meno chiaro, dal punto di vista etichettatura, che si conosca.
C'è l'uva, ovvio, e spesso, ma non sempre, viene dichiarato in etichetta di quale uva si tratti e in che percentuale. Poi ci sono i solfiti, anch'essi dichiarati in etichetta se superano i 10 mg/litro, ché la legge lo impone. Ma quanti? E, poi ancora: quante altre sostanze, naturali per carità, sono contenute in quella bottiglia?
Ecco, Marco Perco, titolare di Roncús, dichiara nella controetichetta tutto questo e molto altro. A cominciare dalle uve: 70% malvasia istriana, 20% tocai friulano e 10% ribolla gialla. Ma dichiara anche: 85 mg/l di solforosa totale, 4,9 di acidità, PH, zuccheri residui e così via. Se tutti i produttori avessero lo stesso coraggio, si farebbe un grande passo in direzione della trasparenza nel mondo del vino!
Il vino: cosa aspettarsi da un 2002 contraddistinto da grandi piogge e temperature basse? Siamo di fronte all'ennesima prova che non bisogna mai fidarsi delle apparenze.
Questo Roncús Bianco si presenta di un bel giallo oro, con profumi freschi di erbe aromatiche, fiori bianchi, un che di miele d'acacia.
Entra in bocca asciutto e deciso con grande sapidità ed armonia. Ti avvolge con sentori di pesca gialla, litchi, frutta secca. Alla fine ti lascia la bocca bella pulita e con un gradevolissimo retrogusto minerale.
Un grande vino che fa ricredere su quanto dichiarò tempo fa Marco Perco: “Difficile prevedere in un'annata così la durata, pensiamo sia meglio bere entro gli 8 anni, chissà...“
Tre beati faccini pieni e convinti :-) :-) :-)


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